IL CARISMA DI SAN BENEDETTO

L’ideale monastico di San Benedetto ha come intento la ricerca di Dio e la conversione.

Tutti nella chiesa in quanto santificati dal dono del battesimo, siamo chiamati alla santità (cfr. LG 39), che è comunione con Dio nella partecipazione alla vita trinitaria.

In questa comune vocazione, il monaco e la monaca sono chiamati a dare la loro risposta vivendo il carisma monastico che gli è proprio “Nulla anteponendo all’amore di Cristo” (RB 4,72). 

I monaci radicheranno la loro vita spirituale nella Parola di Dio e nella Regola di San Benedetto. Tale radicamento si esprime e cresce nei tre momenti di vita con i quali San Benedetto scandisce la giornata dei monaci: l’ascolto, la preghiera, il lavoro, in modo che l’ascolto della Parola, alimenti il dialogo con Dio nella preghiera e animi l’impegno del lavoro.

Perché la lettura sapienziale della Scrittura, diventi l’incontro personale con il Dio della salvezza, sono indispensabili le condizioni di umiltà, silenzio e raccoglimento.

L’ascolto della Parola che si fa obbedienza, è la proposta offerta da San Benedetto all’inizio della Regola:  “Ascolta, o figlio, gli insegnamento del maestro e piega l’orecchio del tuo cuore; accogli volentieri i consigli dell’affettuoso padre e ponili rigorosamente in opera” (RB. Pro.1) .

La Parola di Dio ascoltata, meditata e pregata, determina il cammino di conversione (cfr. RB, Pro.1) e la lotta spirituale contro il male.

Nel 1924, al carisma benedettino, si aggiunse quello eucaristico che ebbe origine in Francia ad opera di Madre Mectilde de Bar (1614-1698).  Esso consiste nell’adorazione perpetua al Santissimo Sacramento, e alla riparazione delle offese che si commettono contro questo augusto mistero.

Madre Mectilde scrive: “Gesù nell’Eucaristia vive una vita di adorazione al Padre, espia i nostri peccati offrendo il suo corpo e la sua divinità e ci sta anche sofferente, disprezzato, dimenticato dalla maggiore parte degli uomini”.  L’intuizione di Madre Mectilde, è la “Kenosis” che San Paolo utilizza nella lettera ai Fil.:  “Cristo spogliò se stesso assumendo la condizione de servo” (2,7), e per Madre Mectilde, questo si verifica nell’Eucaristia, che altro non è, che l’annientamento della croce; in altri termini, Cristo nell’Eucaristia é Colui che si dona in sacrificio per la redenzione degli uomini. 

Non dobbiamo dimenticare però che l’intuizione del carisma eucaristico, è il mistero pasquale di Cristo nei due aspetti di morte e risurrezione: l’annientamento di Cristo sulla croce e la sua glorificazione nella resurrezione, di cui l’Eucaristia è memoriale.

 

SPIRITUALITÀ

Madre Mectilde però non si limita a contemplare ed adorare il mistero eucaristico, ma chiede alle sue figlie di farsi vittime per unirsi alla grande Vittima, e la stessa adorazione continua è intesa non solo come il tempo che si passa in preghiera di fronte al Santissimo Sacramento, ma consiste nell’onorare lo stato di Cristo Eucaristico unificando la nostra vita alla Sua. L’adorazione perpetua perciò è come il prolungamento nel vissuto del sacrificio eucaristico.

Madre Mectile scrive ancora:  “Non potete essere presente sempre con il corpo davanti al Santissimo Sacramento, ma potete esservi sempre con il cuore e nessuna cosa può allontanarvi”.  Quindi, l’adorazione continua, è il vivere alla presenza di Dio in continuo stato de adorazione e di lode e nello stesso tempo di adesione alla Sua Volontà.  E’ un cammino di svuotamento, perché:  “Lui cresca ed io diminuisca” (Gv 3,30), affinché “non sia io a vivere, ma Cristo viva in me” (Gal. 2,20).

Altra caratteristica della spiritualità di Madre Mectilde fu una particolare devozione alla Vergine santissima: a lei è riservato il titolo di Abbadessa nel nostro Istituto; perciò chi dirige la comunità è chiamata: «priora». La statua della Madonna è posta nello stallo centrale del coro e in tutti i luoghi regolari come richiamo e a protezione di ogni religiosa.

Oggi le monache di Montefiascone vivono e attualizzano la loro vocazione pregando ogni giorno nel coro, celebrando l’Eucaristia quotidiana e l’adorazione eucaristica, anche comunitaria, con i sacerdoti e i fedeli, impegnandosi in attività pratiche, come la fabbricazione delle ostie, l’iconografia, lavori di artigianato e di ricamo e l’accoglienza, di persone in cerca di tranquillità e preghiera, e disponibili anche all’alloggio dei pellegrini che percorrono la Via Francigena. Ogni lavoro diventa preghiera perché San Benedetto vuole che «in ogni cosa sia glorificato Dio», ut in omnibus glorificetur Deus, e che ogni ospite debba essere ricevuto come Cristo stesso.

La clausura caratterizza la loro vita non come disinteresse per il mondo, ma come segno di separazione da ciò che il “mondo” incredulo (cfr. Vangelo di San Giovanni 1,10) sostiene e come segno della scelta dei valori veri e duraturi che sono proposti dal Vangelo.

San Benedetto