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L’autrice

Annamaria Valli, benedettina dell’adorazione perpetua del monastero di San Pietro di Montefiascone (VT), milanese di nascita e di formazione teologica, è direttore responsabile della rivista semestrale Ora et Labora del Monastero San Benedetto di Milano e membro del Consiglio direttivo del Centro storico benedettino italiano.

Insegna Teologia spirituale all’Istituto teologico Viterbese.

Casella di testo: Itala Mela 
(1904-1957)                                                                                                                                                                                                                        Beata il 10 giugno 2017

Gertrude ci ha lasciato due opere: l’Araldo del divino amore [=Le rivelazioni], in più libri, di cui solo il secondo è sicuramente suo, gli altri delle consorelle che la amavano e la seguivano come maestra, e gli Esercizi Spirituali, che comprende sette esercizi.

Papa Benedetto, nell’udienza a lei dedicata da cui abbiamo stralciato quanto sopra, citava il Settimo esercizio: «Nel settimo Esercizio, quello della preparazione alla morte, santa Gertrude scrive: “O Gesù, tu che mi sei immensamente caro, sii sempre con me, perché il mio cuore rimanga con te e il tuo amore perseveri con me senza possibilità di divisione e il mio transito sia benedetto da te, così che il mio spirito, sciolto dai lacci della carne, possa immediatamente trovare riposo in te. Amen” (Esercizi, Milano 2006, p. 148) » .

Il volume che presentiamo è uno studio su questo Settimo esercizio.

Vuole fare scoprire che i passi che tradizionalmente in esso erano indicati come preparazione alla morte sono inseriti in un canto alla vita, che niente e nessuno può interrompere, perché suggerisce in maniera convincente che il percorso biografico di ognuno è posto sulla traiettoria che va dal pensiero di Dio in Cristo all’incontro definitivo con Lui. Cristo Gesù, dopo aver redento la persona ed averla attirata a sé durante la vita, le dona la pienezza della beatitudine nella e oltre la morte.

Il peccato intralcia il vivere con Cristo? Ma c’è l’esperienza del perdono, che continuamente risana e rinnova. Non a caso una strofa di un inno liturgico antico che Gertrude usava, ed è continuamente riproposto, è la quarta strofa dell’Inno latino dell’Ascensione Jesu nostra redemptio ancora in uso: strofa dell’inno dell’Ascensione: «La tua pietà ti induca a vincere i nostri mali col perdono; e, per quanto sia indegna di veder esaudito il mio desiderio, nell’ora della morte, senza più alcun ostacolo, saziami con il tuo dolcissimo volto, perché io possa trovare in te il riposo eterno».

Per questa fiducia nel perdono, qualcuno aveva anche scritto che questo esercizio è un esercizio di riparazione. In verità le «orazioni dolcissime» (G. Lanspergio) che lo compongono non sono da ripetere tali e quali perché Gertrude scrivendole voleva non che altri mettessero i suoi passi materialmente nei suoi, ma che si lasciassero provocare dalla sua testimonianza serena a dedicare tempo, almeno un giorno intero ogni tanto, a starsene soli con Dio. Il nostro tempo può essere riempito dal godimento del Suo dono nel Sacramento eucaristico e nella sua “dilatazione” nella Liturgia delle Ore, ripresa poi in un preghiera personale distesa, che faccia riguardare con fiducia immensa a tutta la vita già vissuta e alla sue prospettive concrete. Passato, presente e futuro sono rivisti e affidati – da Gertrude e da chiunque voglia riviverne a modo proprio l’esperienza – a Cristo, Sposo e Redentore. Egli è il Signore, da conoscere esperienzialmente nello Spirito santo per essere interiormente trasformati e resi capaci di mediare umilmente la sua salvezza al nostro prossimo, nei rapporti quotidiani e nella preghiera di intercessione.

Altre informazioni: https://www.vitanostra-nuovaciteaux.it/a-valli-gertrude-di-helfta-e-il-gesto-contemplativo-ultimo/

Gertrude di Helfta e il gesto contemplativo “ultimo”.

 Un’interpretazione dell’Esercizio VII, Nerbini, Firenze 2019

(Coll. Cisterciensia n. 2), 121 pp.

Monastero Invisibile

Preghiera per le vocazioni

http://www.diocesiviterbo.it/category/monastero-invisibile/

Per sostenere l’impegno di tutta la diocesi nella preghiera per le vocazioni, il portale diocesiviterbo.it presenta una pagina mensile da cui chiunque può scaricare un testo per la preghiera personale o comunitaria. Quest’anno questa scheda sarà preparata mensilmente dalla nostra comunità.

MAGGIO

In ogni monastero benedettino è “di casa” santa Gertrude di Helfta o “la Grande” (1256-1301 [1302?]), «una delle mistiche più famose, […] “Grande” per la statura culturale ed evangelica: con la sua vita e il suo pensiero ha inciso in modo singolare sulla spiritualità cristiana. È una donna eccezionale, dotata di particolari talenti naturali e di straordinari doni di grazia, di profondissima umiltà e ardente zelo per la salvezza del prossimo, di intima comunione con Dio nella contemplazione e di prontezza nel soccorrere i bisognosi». […] Pur essendo vissuta in monastero dal’età di 5 anni, a vent’anni vive una  «una particolare “conversione”: negli studi, con il passaggio radicale dagli studi umanistici profani a quelli teologici, e nell’osservanza monastica, con il passaggio dalla vita che ella definisce negligente alla vita di preghiera intensa, mistica, con un eccezionale ardore missionario. Il Signore, che l’aveva scelta dal seno materno e fin da piccola l’aveva fatta partecipare al banchetto della vita monastica, la richiama con la sua grazia “dalle cose esterne alla vita interiore e dalle occupazioni terrene all'amore delle cose spirituali”. Gertrude comprende di essere stata lontana da Lui, nella regione della dissomiglianza, come ella dice con sant’Agostino; di essersi dedicata con troppa avidità agli studi liberali, alla sapienza umana, trascurando la scienza spirituale, privandosi del gusto della vera sapienza; ora è condotta al monte della contemplazione, dove lascia l’uomo vecchio per rivestirsi del nuovo» (Benedetto XVI, 6 ottobre 2010).