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BENEDETTINE DELL’ADORAZIONE

PERPETUA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

L’autrice

Annamaria Valli, benedettina dell’adorazione perpetua del monastero di San Pietro di Montefiascone (VT), milanese di nascita e di formazione teologica, è direttore responsabile della rivista semestrale Ora et Labora del Monastero San Benedetto di Milano e membro del Consiglio direttivo del Centro storico benedettino italiano.

Insegna Teologia spirituale all’Istituto teologico Viterbese.

Come celebrare 50 anni di professione monastica? Con l’Eucaristia (rendimento di grazie) festiva, senza dubbio, e questa, solennissima, c’è stata il 30 settembre, ore 11 (vedi altro trafiletto). Ma per tradurre in parole comprensibili a tutti il senso di una scelta che ha sorretto una vita lunga e impegnata, poteva essere stimolante anche un concerto di don Giosy Cento. E così la chiesa delle Benedettine di San Pietro, eccezionalmente levata la riserva eucaristica, nel tardo pomeriggio del 26 settembre è diventata aula di una coinvolgente e profonda catechesi. Non mancava nulla: microfoni, amplificatori, schermo per la proiezione dei video mentre il dj faceva via via partire le basi delle canzoni che don Giosy interpretava. Si è parlato di amore: di amore tra uomo e donna, eco di quello divino che attrae e coinvolge nell’avventura della consacrazione monastica; di amore materno, quello in ciascuno che si è scavato un alveo unico e che lo stesso Figlio di Dio ha conosciuto; di vita come cammino bisognoso di guida, in cui si può risolvere la paura dal salto finale nell’eternità. C’è infatti la speranza che fa volare, la speranza fondata in un’ «àlba sempre accesa » dal Sole che fa la strada con noi. Alla fine ciascuno sentiva più vicino a sé quel Sole, invocato anche in ogni passo contorto, (se si scava davvero fino in fondo di sé lo si riconosce come unico principio e verità e per questo è da scrivere con la “s” maiuscola). Come disse una volta a chi lo intervistava: «La canzone spesso diventa esame di coscienza » e alla fine « La stretta di mano, il "grazie", una lacrima, un abbraccio sono il nuovo-solito Vangelo di Gesù, fattosi canzone di felicità bimilleneria». Questa stessa felicità pacata illuminava il volto di don Giosy, che le monache ringraziano vivissimamente, anche pensando al loro numero e al piccolo gruppo dei presenti. Che cosa erano mai rispetto ai milioni di persone che don Giosy ha incontrato nei suoi tours?

Sulla note di questo canto d’ingresso sabato 30 settembre, alle ore 11, ha preso avvio la celebrazione eucaristica di ringraziamento per i 50 anni di professione monastica della Madre Priora delle Benedettine di San Pietro, sr Maria Casulli. Presiedeva l’Abate di San Paolo fuori le Mura (Roma), dom Roberto Dotta; con lui l’arcivescovo di Quenca (Ecuador), mons. Marcos Aurelio Pérez Caicedo; il padre benedettino silvestrino don Felice Poli; il carissimo Don Agostino, cappellano del monastero, gli altri presbiteri della parrocchia di Santa Margherita e Flaviano di Montefiascone, alcuni presbiteri provenienti da Paesi lontani. In loro era visibile la storia delle  relazioni del monastero con il territorio: “Il monastero ha bisogno di amici”, ha esordito il Celebrante presidente, salutando tutti i convenuti all’inizio del rito. In primis i parenti della carissima Madre, venuti dalla Puglia. Dopo l’omelia, molto seguita per la profonda semplicità del commento offerto alla parola evangelica del chicco di grano che muore per portare frutto, la rinnovazione dei voti della carissima Madre, accompagnata dai canti in gregoriano. I canti all’offertorio, alla comunione e di conclusione, invece, si sono elevati rispettivamente in spagnolo, francese, italiano: davvero il monastero è un microcosmo, eco della Chiesa universale! Ringraziamo tutti coloro che con la presenza o in altri modi hanno permesso una festa in cui nulla è mancato per esprimere la gioia feconda che la fedeltà di Dio e la risposta generosa della Madre hanno costruito, con pazienza, in tanti decenni di vita donata.

Sr Carla

« Ti amo sempre e ti amerò » ,

Grazie, don Giosy per averci fatto toccare l’autenticità cristiana della tua vita e della tua missione, il tuo essere strumento di quel Dio che in certo modo continua a farsi uomo anche nella nostra umanità perché il Suo sogno è sempre solo uno: Dio rivela l'identità profonda e nuda di ogni persona per salvarla ed immensamente amarla.

Sr Carla

Jubilate Deo, cantate Domino

Casella di testo: Itala Mela 
(1904-1957)                                                                                                                                                                                                                        Beata il 10 giugno 2017