Il Monastero San Pietro delle Monache Benedettine del santissimo Sacramento è situata nel centro storico di Montefiascone (VT).

 La città, collocata su un’altura, è dominata dalla cupola della Cattedrale dedicata alla patrona, Santa Margherita, Vergine e Martire. Secondo un’antica memoria, la fondazione del monastero risale «all’anno 600 dalla morte di Nostro Signore, quando «con somma prudenza et arte», fu fondato.

Memoria della fondazione
del Monastero

(ABM, A. 5,r. 1, cont. 5, cart. 1)

Il documento più antico (anno 1301), sul posto, è fornito dalle campane del monastero. Una di esse, detta di san Pietro, porta questa iscrizione: “AVE GRATIA PLENA ANNO DOMINI MCCCI TEMPORIBUS PRESBITERI PETRI MSSO (?) MATTEUS DE VITERBIO ME FECIT”.

Tuzio de Rubeis, detto Femminella, il 20 giugno 1363 lasciò alcuni beni al monastero di Santa Bibiana di Montefiascone. Ciò potrebbe far supporre che questo fosse il nome primitivo del luogo. Ipotesi suggerita anche dalla terracotta dei “ Della Robbia”, ora in Cattedrale, che rappresenta la Vergine con ai lati santa Bibiana e san Benedetto.

Il nome attuale potrebbe, forse, derivare dal distrutto monastero dei monaci benedettini di san Pietro, costruito in riva al lago di Bolsena, sotto le pendici del monte Celso, nominato da Leone IV nella bolla del 7 marzo 852 indirizzata al vescovo di Tuscania Virobono (Omobono): “Certissime igitur confimamus, et modis omnibus corroboramus tibi, dilecte et amabilis frater Virobone episcopo,… pleben S. Petri in Vico Pergolata secus suprascriptum lacum cum omnibus suis ecclesiis, fundis, et casalibus suis”. Nella visita pastorale fatta da Mons. G. Cecchinelli nel 1630 alla chiesa di San Pietro delle monache—cf. Doc. III -, si legge che il Monastero delle benedettine di Montefiascone possedeva anche una vigna “in valle perlata in vocabulo Le Molaie”.

Le invasioni barbariche costrinsero i monaci a ritirarsi a Firenze. I loro beni passarono prima A  San Giovanni in laterano a Roma , fin quando Urbano V, nel 1369 quando costituì in diocesi Montefiascone, li passò ai capitolari di Santa Margherita di Montefiascone; Tanto più che, secondo la leggenda, le reliquie di Santa Margherita furono portate,per un certo tempo, “ad Ecclesiam B.Petri vallis Praelatae iuxta lacum volsinium.”

Nell’archivio monastico troviamo la data più antica in un atto di procura del “nobilis spectabilis vir Argontinus “ del 22 Dicembre 1470. Altri documenti portano la data del 1493, del 6 Gennaio 1494 e del 15 Ottobre 1498 : in questi ultimi si parla sempre di Donna Leonarda, “habatissa monialium  monastererij Sancti Petri de Montefiascone”, come si legge nel documento del 1493 , la stessa che dal 13 marzo 1510 farà costruire a mastro Pietro Scalpellino il dormitorio prospiciente via Verentana .

Nello statuto comunale del 1471 si stabilisce che il tesoriere debba dare in elemosina alle monache  benedettine cinque libre annue, affinché preghino per la concordia e la pace della città.

La prima notizia presente nell’archivio vescovile è la visita pastorale alla chiesa di san Pietro il 17 febbraio 1487 .

Le  mura della costruzione monastica, come il salone, il piano terra e il primo piano e soprattutto le strutture murarie e architettoniche che salgono dal profondo delle cantine, attestano l’antichità della costruzione.

 

STORIA

Il titolo di San Pietro ripropone quello dell’omonimo cenobio benedettino anticamente esistente in prossimità delle sponde del lago di Bolsena. Da sempre, nel monastero, sono state presenti le Monache Benedettine, così chiamate perché seguaci di San Benedetto.

Vissuto nel secolo V, e considerato il fondatore del monachesimo d’Occidente, San Benedetto, le cui spoglie riposano in Montecassino.


LE ORIGINI 

Memoria della fondazione del Venerabile Monastero di S. Pietro di Montefiascone che segui nel anno 600 della Morte di Nostro Signore. Sono più di dieci secoli, che con somma prudenza, ed arte fu fondato questo nostro Monastero di S. Pietro qui in Montefiascone”.

Questa notizia è riportata in una memoria dell’archivio del monastero. Dalle notizie che vi sono contenute, si ricava che è stata scritta da una monaca prima del 1640 e non trova riscontro altrove, anche per il fatto che nel 1600 un incendio distrusse la maggior parte dei documenti conservati nell’archivio stesso.

Documenti iconografici secoli XIV - XVII

Nel 1963, nel rifacimento del soffitto, vennero alla luce due capitelli del secolo XV, collocati ora nella cappellina del’orto. Nel chiostro attuale vi è un ambiente di passaggio,dove spicca una serie di capitelli in pietra viva, ed in fondo un portale che immette nel confessionale delle monache. Si potrebbe pensare che questo fosse un antico chiostrino che dava accesso all’oratorio primitivo?

Infatti nel 1972 fu sfondato un grosso muro che separava il così detto Comunichino dalla chiesa e vennero alla luce affreschi di fattura giottesca. Nella nicchia di fondo è dipinto il Padre Eterno che regge tra le braccia il Figlio in croce; a destra e a sinistra della nicchia stessa, la Vergine e l’angelo Gabriele. Ancora nella parte sinistra è dipinta una Madonna col Bambino, resto dell’Adorazione dei Magi. Si legge nella schedatura della “Soprintendenza per i beni artistici e storici di Roma “ in data ottobre 1984 che potrebbero risalire alla fine del secolo XIV e che hanno evidenti influssi senesi. Nella parte superiore della stessa parete di fondo si vedono le teste degli Apostoli Pietro e Paolo e una figura femminile con vestito rosso e braccia stese: questa immagine somiglia molto alla Madonna Madre della Chiesa nel monastero benedettino di Subiaco.

Nella parete destra c’è un affresco finemente incorniciato che rappresenta lo sposalizio di santa Caterina e l’immagine di san Michele arcangelo: sono di ignoto pittore di ambito viterbese del secolo XV. Sulla stessa parete è dipinto, certamente in epoca più recente, forse seconda metà del secolo XVI, un maestoso pontefice in trono e, vicino, una santa in abito marrone. Sicuramente non si tratta di S. Pietro né di S. Maria Maddalena penitente (a motivo dei capelli lunghi): i due personaggi farebbero pensare piuttosto ad Urbano V ed  a Santa Brigida di Svezia che venne qui a Montefiascone a incontrare il papa. Ancora sulla stessa parete è raffigurata una monaca, forse S. Scolastica di ignoto pittore laziale del secolo XVII.

Un’altra relazione della Soprintendenza del 31 agosto 1925 annotava che l’immagine nella nicchia fu scoperta nel 1907, quando fu rimossa “la statua in terra cotta che vi si trovava” poi trasferita in cattedrale.

Secolo XX aggregazione del monastero all’Istituto delle Benedettine della Adorazione

“Il 9 giugno 1920 veniva Delegato il Rev.mo P.D. Ildefonso Schuster O.S.B. Abate di S. Paolo, a Roma, per una Visita al Monastero di San Pietro. Egli consigliò la M. Badessa di rivolgersi alle Benedettine dell’Adorazione Perpetua di Milano”, per richiesta di aiuto. Ciò che Donna Teresa Giorgi fece subito con lettera del 21 giugno 1920.  “Rev.ma Madre Superiora, per suggerimento del Rev.mo. P. Abate di S. Paolo in Roma e per consiglio dell’Ecc.mo nostro Vescovo, Mons. Giovanni Rosi, di Crema, mi rivolgo a Lei, con la più calda preghiera, affinché, se Le sarà possibile, voglia aiutarci.…” (dal Diario Monastico, N 1) - Incomincia cosi il lungo iter della Aggregazione della Unione del Monastero di S. Pietro alle Benedettine Adoratrici di Milano, sotto la vigilanza nascosta, ma presente, del nostro Schuster. Iter che si concluderà poi felicemente, con i dovuti atti formali e con grande vantaggio del Monastero di Montefiascone.

Si trascrive una preziosa memoria, riportata nella immagine ricordo: “Laudetur Sanctissimum Sacramentum.– Il 22 luglio 1924, con unanime giubilo religioso si compiva l’Unione delle Benedettine del Monastero di S. Pietro in Montefiascone, con le Benedettine del SS.mo Sacramento di Milano, Unione l’8 dicembre 1920 con l’Adorazione Perpetua a Gesù Sacramentato, voto ardente della gran Serva di Dio Donna Maria Cecilia Baij. (Mons. Emilio Marinelli, I rapporti dell’Abate Schuster con Montefiascone, in “Ora el Labora 1996, N3, p. 145)

La fondatrice della Monache Benedettine del santissimo Sacramento fu Madre Caterina Mectilde de Bar, nata in Lorena nel 1614. Fin da bambina Caterina aveva dimostrato un amore particolare verso la santissima Eucaristia, tanto oltraggiata in quel tempo, soprattutto in Francia e Germania a causa delle guerre di religione e dei disordini politici. Il 25 marzo 1653 Madre Mectilde fondò a Parigi un monastero tutto dedito all’adorazione e alla riparazione, culla di un Istituto che di qui si propagò in Lorena, in Francia e Polonia (e oggi è diffuso anche in Italia e Olanda). La prima preghiera riparatrice, davanti al santissimo Sacramento solennemente esposto, fu recitata dalla regina di Francia, Anna d’Austria.

Madre Caterina Mectilde de Bar